Le costellazioni circumpolari: considerazioni fra scienza, miti e taoismo (ricerca preliminare) Gilberto Gori & Elvira Bernabo’

 
 Il qi, tradotto in occidente con il termine energia, e’ un elemento descritto nell’antica Cina da alcuni studiosi, che ne sono entrati in contatto per via empirica. Sia i taoisti sia i medici tradizionali cinesi, reputano che il qi sia un elemento costituente essenziale del mondo naturale; infatti i taoisti affermano che tutto cio’ che si muove nell’universo, come le stelle e i pianeti, abbiano un moto indotto dal qi.   
 Secondo Laozi, caposcuola del taoismo, il qi in natura e’ presente sia nell’infinitamente grande sia nell’infinitamente piccolo, per cui ogni attivita’ dell’uomo e’ intimamente correlata al qi.   
L’antico ideogramma taoista di qi ideogramma e’ ben diverso da quello moderno corrispondente al vapore ideogramma o alla sua variante ideogramma che sott’intende il vapore del riso. L’antico ideogramma, infatti, presenta nella parte superiore l’immagine del vuoto ideogramma che significa letteralmente assenza, ma in realta’ intende cio’ che non ha forma, mentre la parte inferiore letteralmente corrisponde al fuoco, ma secondo la tradizione taoista rappresenta atomi di particelle contenti sia fuoco sia acqua.
Di tutti i qi presenti in natura quello piu’ importante e’ lo yuanqi o qi originario ideogramma che e’ in stretta relazione con il qi del tianyuan cioe’ del cielo originario. I taoisti antichi come quelli moderni sono stati identificati dalla cultura occidentale erroneamente come dei filosofi, questa parola potrebbe essere corretta se riprendessimo il suo significato originario di “amante della conoscenza”, infatti sono identificabili in realta’ come scienziati e osservatori della natura piuttosto che letterati. Tramite un constante lavoro empirico di osservazione e di pratica tramite il qigong, sono arrivati decodificare importanti leggi naturali sia nel mondo microscopico sia in quello macroscopico. Studiarono la volta celeste e identificarono le leggi e i ritmi temporali che reggono i moti degli astri e dei pianeti. Dalle loro antiche osservazioni si ha la conoscenza del moto rotatorio quotidiano della volta del cielo attorno alla Stella Polare; infatti identificarono nella zona del cielo, chiamata Calotta Polare Universale, che corrisponde alla sede di rotazione della costellazione dell’Orsa Maggiore attorno alla Stella Polare, la sede da dove ha origine il movimento di tutta la yuanqi dell’universo. Il testo classico di medicina Huangdi Neijing nella sezione Lingshu al capitolo 77 che tratta sui Nove Palazzi e gli Otto Venti spiega da dove giunge la yuanqi e a tal proposito si legge:
” Al movimento rotatorio quotidiano della Stella Polare corrisponde un movimento di tutto il sistema universale…”
Ne consegue che i taoisti fin dall’antichita’ considerarono la zona del cielo attorno alla Stella Polare una sede di movimento spontaneo fondamentale nell’impulso di tutto il movimento universale. Sulla base di questo movimento cosmico in seguito sono stati espressi i concetti delle mappe del bagua e dei cinque movimenti [1].
Prendiamo in esame la costellazione dell’Orsa Maggiore e la Sella Polare.
Il Grande Carro o Orsa Maggiore e’ la terza costellazione in ordine di grandezza, ma sicuramente la piu’ conosciuta, ed e’ una costellazione circumpolare, cioe’ una costellazione che descrive un cerchio intorno al polo nord celeste.
Il Grande Carro e’ formato da un quadrilatero e da tre stelle disposte lungo un arco che parte da un vertice del quadrilatero. La stella piu’ brillante e’ Dubhe, (alfa) abbreviazione di Tolomeo dall’arabo di Al-Thahr-al-Dubb-al-Akbar e cioe’ “il Dorso del grande orso”, una gigante gialla distante 75 anni luce; quindi troviamo Merak, (beta) abbreviazione di Merak-al-Dubb-al-Akbar, “i Lombi del grande orso”, una stella bianca distante 62 anni luce; Phekda, (gamma) chiamata anche Fegda o Fechda da Fekhah, cioe’ “la Coscia”, una stella bianca distante 75 anni luce; Megrez, (delta) da Maghrez, “la Radice della coda”, una stella bianca distante 65 anni luce, queste quattro stelle formano il quadrilatero. Il timone del carro o prima stella della coda e’ formato da: Alioth, (epsilon) o Alyat “la larga coda delle pecore mediorientali” o Al-lato al-Giun “cavallo nero”, una stella bianca variabile distante 78 anni luce, Mizar, (zeta) il cui nome originale era Mirak che significherebbe “grembiule”; Sufi, astronomo arabo dei X secolo, la chiamo’ Al-anak-al-Benat che significherebbe “la Capra dei piangenti” che e’ una celebre stella multipla. Con ottima vista o con un binocolo, e’ visibile la sua compagna, Alcor, “il Cavaliere”, che gli Arabi chiamavano anche Al-Suha, cioe’ la “Dimenticata” o Al-Saidak “la Stella di prova”. Ed e’ questo il significato che si ricollega all’idea, ancor oggi mantenuta, che essa servirebbe per provare l’acuita’ visiva.
Mizar e’ distante 60 anni luce dalla Terra mentre Alcor 80 anni luce, quindi troppo distanti per far parte di un’autentica binaria. Infine all’estremita’ della coda abbiamo Alkaid, (eta), detta anche Benetnasch; entrambi i nomi sono derivanti dal nome Al-Kaid-al Benat-al-Naash, cioe’ “il Capo dei piangenti” nome suggerito dal moto lento e maestoso delle sette stelle intorno al Polo, visto presso le popolazioni arabe come un funerale, una stella bianco-azzurra distante 160 anni luce.
 
 
Le sette stelle dell’Orsa Maggiore sono state associate ad un carro. In Mesopotamia per i Sumeri era mar.gid.da, “il Carro, il Lungo Carro”, i Greci arcaici le associavano alla “Ruota di Issione”, che simboleggiava il movimento circolare della costellazione attorno al polo, mito che sembra provenire dal dio sanscrito Ashivan, il cui nome significa “Auriga dall’Asse”; asse, Axsha, era la parola sanscrita per carro, che i greci importarono come Ixion o Issone. Inoltre, nella mitologia greca l’Orsa Maggiore era in origine Callisto, figlia di Licaone, re di Arcadia. Zeus, l’aveva amata e da tale rapporto nacque un figlio, Arcade. Era, gelosa la trasformo’ in orsa. In seguito, il figlio, mentre andava a caccia, si imbatte’ nell’orsa, e stava per ucciderla, cosicche’ Zeus penso’ bene di portare entrambi in cielo: Callisto formo’ la costellazione dell’Orsa Maggiore, mentre il figlio Arcade fu trasformato in Arturo, “Orso”, della costellazione di Boote, la stella piu’ luminosa dell’emisfero boreale. Boote e’ considerato “l’Aratore”, colui che conduce i buoi nei campi del cielo, e alcuni poeti lo definiscono anche “Artophilaxe”, cioe’ “Guardiano dell’Orsa”: tutto cio’ ci viene assicurato anche da Ovidio, nelle sue “Metamorfosi”. Altro nome della ninfa Callisto e’ Elice, lo stesso nome che ha una delle due ninfe nutrici di Zeus (Elice e Cynostura). Quest’ultime, a loro volta, rientrano in un altro mito dell’Orsa Maggiore, che racconta la collera di Crono nei confronti delle due nutrici di Zeus, questi le inseguiva per castigarle per il fatto d’aver allevato il bambino, allora, per salvarle, Zeus le trasformo’ in costellazioni: l’Orsa Maggiore (Elice) e l’Orsa Minore (Cynostura). Tito Livio e P. Ovidio Nasone chiamarono Zeus con soprannome di Elicius, il termine elice e’ etimologicamente l’elica, la chiocciola come il movimento rotatorio delle Costellazioni dell’Orsa. Pare che il termine Callisto sia molto piu’ antico e che derivi dal nome fenicio della costellazione, Kalitsah, che vuol dire “Sicurezza”: essendo i Fenici un popolo di naviganti, l’osservazione di questa costellazione li aiutava a compiere i loro viaggi con precisione, come descriveva il filosofo stoico, poeta e astronomo greco Arato di Soli (Tarso, Cilicia 315 – 240 a.C.), nel suo scritto Phenomena. Molte interpretazioni vennero date invece alle sette stelle del Grande Carro: Cicerone le chiama i “Septem Triones” i sette buoi da lavoro del guardiano Boote “il Bovaro” (da cui il termine settentrione per indicare il Nord); gli inglesi le chiamano “la Casseruola”; per gli Arabi oltre che a un’orsa esse rappresentano un feretro seguito dalle prefiche (o piagnoni), con molta probabilita’ si puo’ ragionevolmente pensare che il gruppo terroristico arabo Alkaida ha tratto il proprio nome dalla stella Alkaid cioe’ “il Capo dei piangenti”. Infatti gli arabi avevano chiamato le quattro stelle, che formano il quadrilatero, “la Bara”, mentre le tre stelle della coda erano i tre piangenti che seguivano il feretro. Presso gli arabi del Golfo Persico si raccontava la storia di Al Naash (Naash significa “Lettiga mortuaria”) e dei suoi figli. Al Naash era stato assassinato da Al Jadi, la Stella Polare, e i suoi figli, le tre stelle della coda, ogni notte seguivano la lettiga assetati di vendetta. La stella Mizar rappresenta la figlia di Al Naash con in braccio il figlioletto, la stellina Alcor, mentre l’astro Suhail (Canopo) arriva lentamente in loro aiuto dal Sud.
Piu’ tardi le sette arabo-cristiane chiamarono il quadrilatero del carro Naash Laazar, “la Lettiga di Lazzaro”, mentre il corteo funebre era formato da Maria, Marta ed Ellemath o Maddalena. Per gli Egiziani, queste sette stelle rappresentavano un ippopotamo, per i Galli un cinghiale, nella mitologia Atzeca era il tronco e l’unica gamba del distruttivo dio Tezcatlipoca, patrono dei maghi, degli stregoni, dei soldati e dei ladri, e’ traducibile come “Cielo Notturno”, rappresenta il “Soldato del Nord”, e’ il dio della morte e della malvagita’, non invecchia mai, tiene relazioni con tutti gli dei stellari, avendo perduto l’arto in combattimento utilizza una protesi per mantenere la stazione eretta. Il dio e’ costretto per punizione, avendo tentato di distruggere l’operato di suo fratello il dio benefico Quetzalcoatl, danzare ruotando alternativamente sulla gamba rispettivamente quando l’Orsa Maggiore e’ a Nord-Est, e sulle mani quando passa a Nord-Ovest [3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18].
 
 
A proposito del rapporto fra queste costellazioni e gli dei malvagi, e’ interessante osservare come anche in oriente esista ai giorni nostri una antichissima popolazione di etnia curda di derivazione Assiro-persiana, gli Iezediani o Iezidi (Yezidi), Yildiz per i turchi, abitanti la regione Caucasica in Asia Minore. La loro religione e’ una particolare corrente Zoroastriana adoratrice del dio Melek Kieht (il re Kicht), o Sceitan (Satana), considerato il Demiurgo. Il centro principale di quei credenti e’ il distretto montuoso del Singiar, all’ovest di Mossul e delle celebri rovine di Ninive. Gli Iezidi hanno un gran rispetto per il fuoco, ma non gli rendono un culto particolare; hanno in avversione il colore bianco, praticano frequenti abluzioni e compiono le cerimonie sacre rivolti verso il Sole levante o verso la Stella Polare [19, 20]. Un’antica leggenda celtica sulla Tavola Rotonda di re Artu’ (o Arturo) associava il re al Grande Carro e all’Orsa Maggiore. Il nome Arturo deriva dal gallese Arth = Orso e Uthyr = Luminoso. La costellazione, descrivendo visibilmente un cerchio nella regione polare del cielo, potrebbe rappresentare la vera origine della famosa Tavola Rotonda del figlio di Pendragon. Per questo, ancora nel secolo scorso in Galles, in Cornovaglia e in Inghilterra questa costellazione era chiamata Arthur’s Wain, il carro di Arturo.
In Irlanda era conosciuta con il nome di King David’s Chariot = il Carro di re Davide, uno degli antichi re dell’isola, oppure in altri parti dell’Europa era il Carro di Carlo, in onore di Carlo Magno, il primo imperatore del Sacro Romano Impero che regno’ dall’800 al 814.
La lista dei titoli assegnati alle sette stelle sarebbe molto lunga: in molte popolazioni euro-asiatiche era l’aratro, in Francia divennero una casseruola, una mannaia del macellaio o una chioccia seguita dai pulcini; nell’antica corte cinese erano il Governo (la Stella Polare era l’Imperatore), ma in campagna i contadini le chiamavano Bei Dou, lo Staio, e poeti e mistici la Calotta Celeste; nel settecento cristiano divennero la “Barca di Pietro”; nei paesi di lingua inglese sono il “Mestolo”: the Big Dipper [21, 22, 23, 24].
Le stelle Merak e Dubhe puntano in direzione della Stella Polare e per questo vengono chiamate Puntatori o i Cani di Punta; occorre tracciare una immaginaria linea che unisca queste due stelle e prolungarla dal lato della piu’ brillante (Dubhe). Riportando per cinque volte la distanza tra le due stelle su questa retta, raggiungiamo alla Stella Polare. Osservando la stella polare guardiamo quasi esattamente verso il Nord geografico e avremo quindi alle nostre spalle il Sud, la mano sinistra ad Ovest (tramonto), la mano destra ad Est (alba). Se la nostra osservazione si prolunga noteremo che tutto il cielo ruota lentamente in senso antiorario attorno a questa stella e compie un giro completo in circa 24 ore (precisamente 23h 56′ 56 ” per la rotazione della terra). Quindi con un poco di pratica, dall’osservazione delle costellazioni dell’Orsa si puo’ al tempo stesso valutare la stagione dell’anno, e per i piu’ competenti il mese, e l’ora notturna di osservazione. 
 
Dall’osservazione delle mappe celesti cinesi si descrive la rotazione antioraria stagionale della costellazione dell’Orsa Maggiore attorno alla Stella Polare. Alle ore 3 corrisponde il 1° mese (la prima luna), alle ore 12 il 4° mese, alle ore 9 il 7° mese e alle ore 6 il 10° mese dell’anno. 
 
Questa rotazione antioraria nella tradizione antica cinese e’ descritta simbolicamente dalla ruota o dalla croce uncinata. Tale simbologia si puo’ osservare anche sulle grandi statue d’oro dei Buddha, al centro del suo petto, cioe’ nell’area del dantian medio. Nei testi classici buddisti si trova ben evidente il rapporto analogico fra stella polare e svastica [26] La simbologia della svastica deriva dalla lingua sanscrito e lo si ritrova nelle antiche scritture indiane e cinesi [27]. 
 
L’antico ideogramma (wan) nella lingua cinese significa diecimila, un numero indefinito, totalmente, completamente, interamente, del tutto, di buon auspicio [28], attualmente anche la sua forma contraria e’ considerata tale [29], ma in realta’ il suo significato potrebbe essere contrario, cioe’ e’ l’unico, il polo, e’ l’aspetto dell’energia che gira con modalita’ differenti. Quella Buddista rappresenterebbe la rotazione del cielo anteriore (yuanqi) calotta polare invisibile, la forma contraria, rappresenta la rotazione del cielo notturno circumpolare visibile (cielo posteriore). Tale svastica controrotata in campo rosso divenne poi, nel novecento, il ben noto simbolo della bandiera nazista.
In tali simboli sono contenuti rispettivamente i concetti di movimento della creazione, della distruzione, dello yin/yang, dei bagua, e delle cinque fasi.
La scienza e la cultura cinese e giapponese fin dall’antichita’ si e’ interessata in particolar modo al rapporto cosmologico,astronomico e astrologico delle costellazioni circumpolari.
 
 
L’illustrazione mostra una iscrizione sulla pietra dell’architrave di una antico tempio cinese, che simbolizza la costellazione dell’Imperatore Celeste (Tiandi) che si trova nelle vicinanze della Stella Polare, ed e’ in una posizione fissa. L’Imperatore Celeste e’ circondato dai dignitari di corte, dai generali, dai ministri di governo, e dai sudditi che di regola sono al suo cospetto. L’Orsa Maggiore (le stette stelle del Grande Mestolo) ruotano attorno al carro dell’Imperatore Celeste (Orsa Minore) [30]
I trattati di medicina cinese in lingua originale spesso presentano iconografie circolari con al centro il Carro che ruota indicando i tempi e le modalita’ di trattamento [31].
I trattati di medicina cinese in lingua originale spesso presentano iconografie circolari con al centro il Carro che ruota indicando i tempi e le modalita’ di trattamento [31].
Altra osservazione suggestiva e’ che in agopuntura esiste un punto chiamato Tianshu ideogramma “Perno del Cielo” il 25 stomaco (ST 25) a lato dell’ombelico e, “per caso”, sopra di esso c’e’ il punto ST 21 chiamato Taiyi ideogramma “Unita’ Suprema”. Questo agopunto ha come secondo nome Taiyi ideogramma “Uno Supremo”[32] , lo stesso nome con cui si chiama la Stella Polare [33]. Queste analogie non fanno altro che permetterci di riscoprire i profondi segreti del significato del nome dei punti di agopuntura; chi ha dato il nome al punto era sicuramente un profondo conoscitore di medicina cinese, di qigong e di astronomia, quindi, almeno per i punti piu’ importanti del corpo, certamente doveva essere un taosta o rifarsi alle conoscenze taoiste. Il testo classico di medicina Huangdi Neijing nella sezione Lingshu al capitolo 77 che tratta sui Nove Palazzi e gli Otto Venti spiega da dove giunge la yuanqi e a tal proposito si legge nei primi caratteri:
ideogramma . . .
” Il Taiyi e’ sempre attivo il giorno del Solstizio d’Inverno (22° termine solare)..”
Il commento al verso afferma che il Taiyi ideogramma e’ la Stella Polare Beiji xing ideogramma [33] [34].
Alla luce di quanto riportato necessita correggere gli errori dei lavori precedenti che assimilano il punto Tianshu ST 25 alla Stella Polare [1]
, e’ meglio considerarlo alla stregua della stella Dubhe che delimita la Calotta Polare Universale; invece la Stella Polare e’ riconducibile al punto Taiyi ST 23. In effetti il punto Tianshu ST 25, “Perno del Cielo”, e’ la struttura di rotazione del cielo, nel corpo e’ il punto che raccorda la parte superiore del corpo (cielo) con l’inferiore (terra). Il corpo umano sopra al punto Tianshu ST 25 e’ il cielo, tutta questa area e’ controllata dalla potenzialita’ del cielo, mentre la meta’ inferiore e’ controllata dal qi della terra. Nel Huangdi Neijing nella sezione Suwen al capitolo 68, si legge che il centro che corrisponde al punto Tianshu ST 25 e’ la sede di contatto fra il cielo e la terra, differenzia lo yin dallo yang, e’ il punto centrale e di contatto fra il qi del cielo e il qi della terra [34]. Chi e’ in grado di controllare con il qigong questo punto puo’ controllare il perno del cielo e della terra; il corpo avra’ le grandi trasformazioni dello yin e dello yang, solo chi e’ in grado di entrare nella pratica del Tianshu e’ in grado di entrare realmente nel qigong [35]
. Invece i
l punto Taiyi ST 23 “l’Unita’ suprema”, secondo il canone taoista, e’ la potenzialita’ inespressa dello yin e dello yang, infatti il Taiyi rappresenta la potenzialita’ che precede il Taiji. Questo punto e’ specifico per trattare le affezioni del cervello, e’ una luce dentro l’intestino. Il qi della terra e quello del cielo non si sono ancora differenziati, non si distinguono chiaramente. Il qi dello stomaco ed il qi dell’intestino crasso in questo punto non sono ancora distinti chiaramente [36].
Secondo i testi classici di agopuntura questo punto e’ indicato per trattare la psicosi [37], in quanto è un punto riferito al cervello[33].
Per completare queste riflessioni bisogna ricordare alcuni concetti di Astronomia: in un ciclo di circa 26.000 anni la terra oscilla leggermente sul suo asse e questo produce ad un cambiamento apparente della posizione delle stelle. Questo fenomeno è noto come precessione (le stelle, ad ogni mezzo ciclo, si troveranno ad una declinazione più bassa o più alta).  
Quando la terra oscilla, la Stella Polare, che segna approssimativamente il Polo Celeste, cambia. Attualmente è la Stella Polare che designa il Polo Celeste, ma al tempo delle Piramidi era invece Thuban della costellazione del Drago, nel 12.000 d.C. sarà Vega, della costellazione della Lira. Un altro cambiamento della posizione delle stelle è dovuto dall’espansione dell’universo. Il Grande Carro è immerso in un mare di galassie, delle quali M 81 (NGC 3031) è una bella galassia spirale e una delle più brillanti di tutto il cielo. È posta a 10,5 milioni di anni luce di distanza da noi e non è diversa dalla nostra Galassia. Ha bracci sottili e poco luminosi ma il disco è luminoso ed esteso, con un nucleo stellare.
M 82 (NGC 3034) è una galassia molto vicina a M 81 ma meno brillante. Il suo aspetto, al telescopio, ricorda quello di un sigaro attraversato da festoni più scuri, che si ritiene facciano parte di un’immensa struttura, emessa violentemente a seguito di una violenta esplosione oppure in caduta verso il centro, sono quindi in azione meccanismi non ancora pienamente compresi: è definita “galassia attiva”.
M 101 (NGC 5457) è una famosa galassia spirale distante 23 milioni di anni luce. Le fotografie a lunga esposizione mostrano che è una galassia visibile di faccia, con bracci di spirale molto ben sviluppati.
Altre galassie presenti sono denominate NGC 2841, NGC 2976, NGC 3079, NGC 3184, NGC 3198, NGC 3319, M 108, NGC 3726, NGC 3938, NGC 3953, M 109, NGC 4605. NGC è la sigla di New General Catalog creato da J. L. E. Dreyer (1852 – 1926) e successivamente ampliato.
Oltre a questi corpi celesti, è presente M 97 (NGC 3587), una grande ma poco luminosa nebulosa planetaria distante 2.600 anni luce. È chiamata “Nebulosa Civetta” poiché sono visibili una stella centrale e due chiazze scure all’interno del disco, gli “occhi della civetta”.
Nelle considerazioni astronomiche bisogna considerare che nel 2001, una equipe di astronomi americani ha scoperto all’interno della costellazione dell’Orsa Maggiore un pianeta delle dimensioni di Giove e un’altro delle dimensioni due volte e mezzo quelle di Giove che orbitano con moto circolare attorno alla stella 47 UMa che ha una composizione simile al nostro Sole. Si ipotizza che vicino a questi ci possano essere altri pianeti di dimensione minore simili alla Terra. “Di tutti i sistemi solari scoperti questo è quello che assomiglia maggiormente al nostro”, afferma l’astronomo Debra Fisher, dell’Universita’ di Berkeley in California. Gli astronomi spiegano che di tutti i 70 pianeti finora scoperti, avendo orbite ellittiche, le variazioni di temperatura sarebbero troppo alte per permettere la vita. Bisogna attendere ancora del tempo per avere le capacita’ tecnologiche per identificare pianeti piccoli quanto i nostri del sistema solare. I dettagli di questa scoperta saranno pubblicati nella edizione della rivista Astrophysical Journal. Si puo’ concludere questo breve approfondimento con le parole di Albert Einstein [42]: “Diviene indispensabile che l’umanita’ formuli una nuovo modo di pensare se essa vuole sopravvivere e raggiungere un piano piu’ elevato.”

Bibliografia

Bibliografia
[1] Medicina Cinese e Biocibernetica, Li Xiaoming, Gilberto Gori, Valerio Genitoni, Giovanni Gatti, Editrice Compositori,Bologna, Italia, 1999, ISBN 88-7794-130-8
[2] http://www.himawari.sakura.ne.jp/~yumi/space/star/k_image/hokuto.htm
[3] http://olympus.umh.ac.be/GrandeOurse.html
[4] http://www.racine.ra.it/planet/testi/gcarro.htm
[5] http://www.castfvg.it/costell/umi.html
[6] http://www.geocities.com/albrtx/costell/uma.htm
[7] http://www.pd.astro.it/othersites/costellazioni/costellazioni/orsa_maggiorepag.htm
[8] http://www.astronomia.com/astronomydomine/riconcost.htm
[9] http://www.afamweb.com/Costellazioni/HPUma.htm
[10] http://www.astro.wisc.edu/~dolan/constellations/constellations/Ursa_Major.html
[11] http://www.astronomical.org/constellations/uma.html
[12] http://www.astro.uiuc.edu/~kaler/sow/uma-p.html
[13] http://www.classicalmythology.org/maps/constellation/constellationmaps_29.html
[14] http://www.astro.wisc.edu/~dolan/constellations/java/Ursa_Major.html [15] http://www.astronomyboy.com/constellations/uma.html
[16] Dei e miti, A. Morelli, fratelli Melita, Verona, 1989. ISBN 88-403-6368-8Il
[17] Luigi Castiglioni Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina, Loescher, 3^ ed., Torino, 2001, ISBN 88-201-6657-7
[18] Enciclopedia della Mitologia, Pierre Grimal, Garzanti, Milano, 2001, ISBN 88-11-50482-1
[19] Le Voile d’Isis, di Parigi (1897), n. 289, 290, 292, 293 (Dr. Ch. Gerstenberg Les Jézidet).
[20] I. Menant, Les Yézidiz, Ernest Leroux, Paris, 1892, pag: 85-86.
[21] The Fixed Stars and Constellations in Astrology, Vivian E. Robson 1923, Ascella Publications, UK, ISBN: 1-898503 50-8
[22] Starnames, Their Lore and Meaning, Richard Hinchley Allen, 1889, Dover Publications 1963. ISBN 0-486-21079-0
[23] Fixed Stars and Judicial Astrology, George Noonan 1990 published by AFA. ISBN 0-86690-376-3
[24] The Fixed Stars and Their Interpretations, Ebertin-Hoffman Originally published in 1928. Translation by Irmgard Banks.
[25 ] http://contest.thinkquest.gr.jp/tqj2001/40303/hokyokusei.htm
[26] http://www.gwdg.de/~cwitter/can2/t21/t21n1305.htm
[27] http://www.innerx.net/personal/tsmith/swas.html
[28] Chinese Characters, L.Wiger, S.J.Paragon Book, New York, 1965, pag:655, ISBN 0-486-21321-8
[29] http://www.wenlin.com
[30] Huangdi Neijing, 1996, pag:184-191, ISBN 7-5375-1515-8
[31] Zhong yi yun qi xue, Yang Li Zhu, Ke Xue Ji Zhu Chu Ban Du, Beijing, 1995, ISBN 7-5304-2216-2
[ 32] Zhenjiu da cidian, Beijing Kexue Jishu Chubanshe Chuban, 1987, pag:253 [33] Chinese-English Chinese Traditional Medical Word-Ocean Dictionary, Shanxi Renmin Chubanshe 1995, pag:308 ISBN 7-203-03329-5
[34] Huangdineijing Lingshu, Huangdi neijing, ed.Scientific and Technical documents publishing house, Beijing, 1973, (pag 409-411) ISBN 7-5023-3188-3 [35] Huangdineijing Suwen, Huangdi Neijing, ed.Scientific and Technical documents publishing house, Beijing, 1973, (pag 161-166) ISBN 7-5023-3188-3 [36] Lezioni di agopuntura, Li Xiaoming, Genova, 25 aprile 1994
[37] The Chinese-English Medical Dictionary, Renmin Weisheng Chubanshe Chuban, Beijing, 1990, pag:1752 , ISBN 7-117-00474-6
[38] http://www.astronomia.de/index.htm?http://www.astronomia.de/messier/m81.htm
[39] http://www.subaru.naoj.org/Science/press_release/0003/M82.jpg
[40] http://www.astrocruise.com/m101.jpg
[41] http://www.astrosurf.com/skylink/deepsky/messier/M97.jpg
[42] http://terresacree.org/ourse.htm
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